PUMA: la rivoluzione urbana di General Motors
di Cristiano Ghidotti – Giovedì 9 Aprile 2009 alle 11:31 Piccola, agile, due posti e con un occhio di riguardo per l’ambiente. Questi sono i punti forti diPUMA (Personal Urban Mobility and Accessibility), veicolo presentato da General Motors che, nei suoi obiettivi, ha quello di rivoluzionare il concetto di mobilità in ambito urbano.

Ripercorrendo il solco già tracciato in passato da Segway (azienda anch’essa impegnata nel progetto) con Ginger, PUMA è al momento solo un prototipo a spasso per le vie di New York, ma come assicurano i vertici del colosso statunitense, la produzione di massa potrà prendere il via già a partire dal 2010.

 

Il suo obiettivo è quello di snellire il traffico cittadino, riducendo le emissioni di gas inquinanti grazie all’implementazione del motore elettrico alimentato da batterie al litio, che garantisce un’autonomia sufficiente a percorrere ben 60 km, con una velocità di punta di 50 km/h.

Il principio di funzionamento sfrutta un giroscopio in grado di direzionare PUMA in base allo spostamento del guidatore.

Oltre alle due ruote su cui si potrà viaggiare, il modello presentato da General Motors conta altre due ruote più piccole, integrate sulla parte posteriore del veicolo, che consentiranno di salire e scendere senza troppa difficoltà.


 

Calendario dei Maya

L’ultima era Maya terminerà il 21.12.2012, alle ore 11:11 am GMT (0.0.0.0.0 del Lungo Computo) quando il solstizio d’inverno coinciderà con l’intersecazione dell’Equatore Galattico, ossia l’Equatore della Via Lattea con l’Eclittica (percorso del Sole). Secondo i Maya la striscia scura al centro della Via Lattea rappresenta la porta del Regno del Male, il Regno del Serpente.


 

— COSA DICE NOSTRADAMUS —

L’evento a cui diamo maggior importanza nel 2012, è l’ingresso di Nettuno nei Pesci.
Nella metà del 1500, il celebre veggente Nostradamus scriveva:
Apres combat & bataille nauale,
Le grand Neptune à son plus hault beffroy,
Rouge auersaire de fraieur viendra pasle,
Metant le grand ocean en effroy.
Dopo conflitto e la battaglia navale,
Il grande Nettuno sarà al suo massimo potere:
Farà impallidire di paura il rosso avversario,
Ponendo il grande oceano in spavento.
Quindi il 2012 sembra un periodo di conflitti e tensioni, addirittura potrà esserci una battaglia navale. Ma Nostradamus non da’molta importanza tanto alla battaglia quanto alla forza di Nettuno (che farà impallidire il rosso avversario, ossia Marte, per la sua violenza espressiva) provocando dei maremoti.

Ancora, il veggente in altra quartina (che alcuni associano ad un possibile avvistamento degli UFO ma che a nostro giudizio non mostra nulla di tutto ciò), scrive:

Tout aupres d’Aux, de Lectore & Mirande
Grand feu du ciel en troys nuicts tumbera:
Cause auiendra bien stupende & mirande:
Bien peu apres la terre tremblera.

 

Molto vicino ad Aux, Lectore e Mirande
Gran fuoco dal cielo in tre notti piomberà:
Evento accadrà davvero stupendo e mirabile:
Poco dopo la terra tremerà.

Si direbbe la descrizione, anche piuttosto precisa, della caduta di alcuni pezzi di asteroide sulla terra, cosa che provocherebbe in effetti mare- e terremoti.

Ma ecco una quartina ancora più esplicita:
La loy du Sol & Venus contendus,
Appropriant l’esprit de prophetie:
Ne l’vn ne l’autre ne seront entendus,
Par sol tiendra la loy du grand Messie.

La legge di Sole e Venere contesa
Appropriandosi lo spirito di profezia:
Nè l’uno nè l’altro ne saranno intesi,
Per terrà la legge del grande Messia.
“La legge di Sole e Venere” collegata alla “profezia” è quella relativa al 2012 e il resto della

quartina sottolinea che nessuno crederà a questa profezia in quanto sulla Terra prevarrà una concezione più giudaico-cristiana.
CONCLUSIONI

Comparando l’Astrologia con le profezie più conosciute gli auspici per ciò che ci attende a dicembre 2012 non sono certo dei migliori……. ma, come invita anche Nostradamus, non si tratterà della fine del mondo ma semplicemente della fine di un ciclo e l’inizio di un altro, che può essere (speriamo ) anche migliore.


PREOCCUPAZIONE!

Il sole ha poche macchie

gli esperti si interrogano

Il fenomeno non sta seguendo i soliti cicli. E c’è chi pensa che possa accadere quello che successe tra il 1645 e il 1715, quando in Europa e in Nord America si verificò una “piccola era glaciale”

 

E’ davvero un Sole anomalo quello che splende nel cielo di questi ultimi anni. Un Sole che sembra non volersi risvegliare dal suo ultimo ciclo di macchie solari che aumentano e diminuiscono a cicli della durata media di 11 anni. L’ultimo massimo si ebbe nel 2001. Il successivo era quindi atteso attorno al 2012. Ma se le cose continuano come in questi mesi, quel massimo potrebbe slittare di molto e le fosche previsioni di catastrofiche tempeste magnetiche per il 2012 sfumare nel nulla. C’è chi pensa che i cambiamenti climatici che stanno avvenendo sulla terra possano essere influenzati da qualcosa che sta avvenendo nella nostra stella della vita. Per le radiocomunicazioni si potranno avere seri problemi per la propagazione come noi Radioamatori ben sappiamo.

 

Il motivo è presto detto. Da quando il numero di macchie solari ha raggiunto il minimo, attorno al 2007-2008, non si è visto il ritorno all’aumento nel loro numero che ci si aspettava per la fine del 2008 stesso. Ad oggi, sono 44 i giorni consecutivi durante i quali il Sole non ha mostrato alcuna macchia. Ai primi di luglio infatti, un gruppo di macchie denominate con la sigla “1024” aveva fatto pensare a un ritorno all’attività, ma dopo la loro breve apparizione, il Sole è tornato completamente privo di macchie.

 

A questi fatti si aggiungono altre statistiche che pongono gli astronomi sul “chi va là”. Dall’inizio del 2009, anno in cui le macchie solari sul Sole dovrebbero essere ormai numerose, il numero di giorni in cui la stella ne è apparsa priva è di 186, che corrisponde al 79% del totale dei giorni dell’anno. Dal 2004 i giorni senza macchie risultano 697, quando, mediamente, il numero di giorni privi di macchie durante una fase di “minima attività” si aggira attorno ai 485. Vi è poi un ultimo dato: il 2008 ha registrato 266 giorni senza macchie, per trovare un anno con un dato superiore a questo bisogna risalire al 1913, quando furono 311.

 

 

Le macchie solari sono una regione del Sole dove la temperatura – di circa 5.000 gradi – è inferiore rispetto a quella circostante – di circa 6.000 gradi – e per questo appaiono più scure, ma al contrario in loro prossimità è molto più intensa l’attività magnetica. Ed è proprio l’intenso campo magnetico correlato alle macchie solari a bloccare il flusso di calore proveniente dalle profondità della stella. Senza attività magnetica, dunque non ci sono macchie solari.

 

Bill Livingston e Matt Penn del National Solar Observatory di Tucson (Arizona, USA), in un lavoro apparso sull’ultimo numero della rivista scientifica Eos, dimostrano che da alcuni decenni a questa parte i campi magnetici delle macchie solari si stanno notevolmente indebolendo. I due ricercatori stanno rilevando il loro valore dal 1992 e ciò che appare è estremamente evidente. Spiega Livingston: “Dal 1992 ad oggi il valore è sceso da circa 3.000 gauss (l’unità di misura della densità del flusso magnetico) a 2.100, raggiungendo anche il valore di 1.900 nel 2007”. Anche se i due scienziati sono certi dei valori registrati, è comunque ancora troppo presto per giungere a conclusioni, certo è che se si estrapolano i loro dati si scopre che il campo magnetico delle macchie solari dovrebbe scomparire del tutto entro poche decadi.

 

E se così fosse? Potrebbe accadere quello che avvenne tra il 1645 e il 1715, un periodo diventato noto come “Minimo di Maunder”. In quell’arco di tempo le macchie divennero estremamente rare, ma quel che è interessante è il fatto che in quel periodo in Europa e in Nord America si verificò la “Piccola Era Glaciale”, un arco di tempo tremendo per la sopravvivenza della popolazione di mezzo mondo per il freddo che scese sul pianeta.

 

Troppo presto per giungere a drammatiche conclusioni, anche perché non è tardi per tenere sotto controllo continuo la stella della vita.


 

AEROSOL
Roma – Il riscaldamento globale è un problema rilevante, le cui cause sono molteplici. Ma diversi scienziati, sia negli States che in Gran Bretagna, sostengono di avere una soluzione: combattere questa spirale distruttiva servendosi di un aerosol molto, molto particolare.

La soluzione proposta consiste, quindi, nello sguinzagliare navi senza pilota, progettate in modo da non ingenerare alcun principio di spreco energetico. Tali navi sfrutterebbero i cosiddetti rotori di Flettner, un’invenzione assolutamente non nuova (vedi figura a destra) ma in versione molto modernizzata.

Secondo i luminari, occorre aumentare la riflettività delle nuvole a bassa quota sopra gli oceani. John Latham, del Centro Nazionale per le Ricerche Atmosferiche di Boulder (NCAR), sostiene che ciò può benissimo essere fatto impiegando una vasta flotta di navi senza pilota che spruzzino verso l’alto acqua salata finissimamente nebulizzata. Si tratta di un fenomeno tutt’altro che oscuro e men che meno nuovo: la proposta dello scienziato, inizialmente sospinta da lui stesso ma poi fatta propria da molti suoi colleghi, ruota attorno a quegli strati di nubi che aleggiano sopra gli oceani, circa 1 Km sopra il livello del mare. Il principio è sfruttare il cosiddetto effetto Twomey secondo cui, aumentando la concentrazione di particelle d’acqua in una nuvola, se ne aumenta l’albedo: la luce riflessa sarà in percentuale maggiore, dunque minore sarà la quantità di energia che raggiunge la superficie terrestre.
Latham e i suoi collaboratori, tra i quali Stephen Salter dell’Università di Edimburgo, si dicono convinti che tale spray innalzerebbe il valore di riflettività di almeno 3,7 Watt per metro quadro. Si tratterebbe esattamente della differenza tra la potenza che arriva sulla superficie della terra a seguito dell’aumento del biossido di carbonio e quella del periodo pre-industriale, ovvero tra una concentrazione di 550 parti per milione e quella originaria, 275 parti per milione.

Le navi necessarie per realizzare questo progetto – calcolano gli scienziati – sarebbero 1500 e i costi potrebbero superare i 5 miliardi di dollari, solo per le navi. Ognuna di esse sarebbe alimentata dal vento, ma non impiegherebbe alcuna vela convenzionale: si servirebbe, invece, di rotori di Flettner costruiti per funzionare continuamente, generando così la forza necessaria alla propulsione. Ogni torre avrebbe un’altezza di 20 metri e un diametro di 2,5 metri (vedi figura del concept, tratta dallo studio).

Secondo Latham, l’idea del team è di rilievo ed è convinto che la sua fattibilità sia sorretta da almeno due tra i maggiori studi sul clima del mondo, così come da alcuni recenti dati sperimentali sulle nubi. Latham sottolinea che il sistema, a differenza di altri, consente di variare a piacimento il grado di raffreddamento e può essere istantaneamente fermato, se necessario. Alcuni punti della teoria debbono ancora essere chiariti, come ad esempio la percentuale di nebulizzazione che raggiunge effettivamente le nubi e la possibilità di innescare eventuali effetti indesiderati sul clima, ma resta un’idea affascinante, sia riflettendo sul beneficio previsto che sull’impatto energetico, praticamente nullo.

Marco Valerio Principato